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Protezione Umanitaria a Cittadino Cinese per discriminazione religiosa

da | 31 Ott, 2017 | sentenze |

 STRANIERI PROTEZIONE INTERNAZIONALE (Protezione Umanitaria)

CINA – DISCRIMINAZIONE RELIGIOSA

(Tribunale di Roma, Dott. Erasmo Gabriello, Ordinanza ex art. 702 bis c.p.c. del 19/10/2017)

Stranieri – protezione internazionale – Protezione Umanitaria – elementi identificativi dello status: persecuzione per motivi religiosi

Il Giudice prende atto delle risultanze del Rapporto Amnesty International, sulla situazione sociale e istituzionale della Cina, che evidenzia la presenza di violazioni dei diritti umani, affermando che “le persone praticanti culti religiosi vietati dallo Stato o senza il permesso dello Stato hanno rischiato vessazioni, detenzione arbitraria, imprigionamento, tortura e altri maltrattamenti (…). Nella provincia di Zhejiang, è stata condotta una campagna su larga scala contro le chiese, con il pretesto di sanare strutture edilizie che violavano il codice delle costruzioni. Le autorità hanno demolito le chiese e hanno rimosso croci e crocifissi (…). Nello specifico, “i seguaci di religioni vietate, come coloro che praticavano il cristianesimo nelle “chiese domestiche”, hanno continuato a subire persecuzioni”.

E ancora: “La libertà di religione ha continuato a essere sistematicamente repressa. Il governo ha proseguito la campagna per demolire le chiese e rimuovere le croci cristiane nella provincia di Zhejiang (…).

Si legge inoltre nel rapporto citato, con particolare riferimento all’esplicazione delle libertà religiose: “la campagna per demolire le chiese e rimuovere le croci nella provincia di Zhejiang, lanciata nel 2013, si è intensificata nel corso del 2015. Secondo gli organi d’informazione internazionali, più di 1.200 croci sono state rimosse durante la campagna, scatenando varie proteste. A luglio, il governo provinciale dello Zhejiang ha approvato un regolamento che limitava la dimensione di un oggetto fissato sulla cima di un edificio, stabilendo che non poteva superare un decimo della dimensione totale della costruzione, norma che molti hanno considerato mirata a legittimare la rimozione delle croci”.

Secondo il Tribunale, la situazione come sopra riportata non integra gli estremi per l’applicazione di alcuna delle forme di protezione sussidiaria come sopra descritte, in quanto le campagne delle autorità cinesi tese ad ostacolare l’esercizio della libertà religiosa non espongono al rischio di condanna a morte o all’esecuzione della pena di morte, ovvero di torture o di altre forma di trattamento inumano o degradante, e non costituiscono minaccia grave ed individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno od internazionale. Tuttavia, qualora il ricorrente “tornasse nel suo Paese, incontrerebbe non solo le difficoltà tipiche di un nuovo radicamento territoriale, ma si troverebbe in una condizione di specifica estrema vulnerabilità(cfr. Cass. 3347/15), idonea a compromettere la sua possibilità di esercitare i diritti fondamentali, legati anche solo alle scelte di vita quotidiana.

Dato il carattere residuale e temporaneo della protezione umanitaria, la stessa spetta “quando le gravi ragioni di protezione accertate, ed aventi gravità e precisione pari a quelle sottese alla tutela maggiore, siano solo temporaneamente limitate” (Cass. 6879/2011). Il riconoscimento della protezione umanitaria richiede la sussistenza del pericolo di persecuzione ai danni del richiedente “per motivi di razza, sesso, lingua, cittadinanza, religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali di intensità minore rispetto a quelle che caratterizzano le misure di protezione più qualificate“ (Cass. 12764/2012), ovvero “l’esposizione a un elevato rischio personale o a una situazione soggettiva di vulnerabilità fondata sulle cause di inesplicabilità indicate nel t.u. art. 19” (Cass. 359/2013).

Nel caso di specie, il ricorrente, cristiano, potrebbe essere esposto a rischi di persecuzione qualora tornasse nel paese di origine, rischi tuttavia di moderata intensità, date le modalità di repressione attuate dalle autorità locali avverso le forme di proselitismo di religioni diverse da quelle approvate che non si sostanziano in trattamenti inumani e degradanti ma in persecuzioni di intensità ridotta.

 


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