Status di rifugiato per discriminazione sessuale. Credibilità e criteri ex art. 3 comma 5 D. Lgs. 251/2007

Pubblicato il 13 marzo 2020

Categoria: sentenza
In breve: Un cittadino senegalese assistito dall’Avv. Laura Barberio ottiene lo status di rifugiato in quanto omosessuale perseguitato nel paese di origine, ove l’omosessualità è considerata reato: il provvedimento del Tribunale di Roma approfondisce il tema della credibilità e i criteri da adottare ai sensi dell’art. 3 comma 5 del D.Lgs 251/07.

[ Commento a cura di Marta Mascheroni, stagista presso lo Studio Legale Barberio. ]

Il ricorrente M. E. P., senegalese, impugnava innanzi al Tribunale il provvedimento emesso dalla Commissione Territoriale di Roma che gli aveva negato il riconoscimento della protezione internazionale perché ritenuto non credibile in ragione delle sue contraddizioni . Il suddetto aveva inizialmente dichiarato alla Commissione di essere omosessuale e vittima di persecuzioni in patria a seguito della divulgazione di informazioni relative al proprio orientamento sessuale all’interno della comunità di appartenenza.

Tale divulgazione avrebbe comportato l’impossibilità per il ricorrente, oggetto di minacce di morte, di permanere in Senegal. Successivamente, alle richieste di approfondimento da parte dell’intervistatore, aveva tuttavia negato la propria omosessualità, affermando trattarsi di un equivoco.

Dinnanzi al Tribunale il ricorrente aveva, tuttavia, dichiarato in modo specifico e attendibile la propria omosessualità. Il Collegio attribuisce rilevanza a tale ultima dichiarazione, giustificando il contraddittorio atteggiamento assunto due anni prima innanzi alla Commissione con la comprensibile difficoltà per soggetti cresciuti in ambiente fortemente omofobo di esprimere con serenità la propria inclinazione sessuale. Difficoltà comprovata da relazione medica psicologica che certifica senso di colpa e vergogna per la propria omosessualità.

Il Tribunale di Roma ricorda che ”Il codice penale senegalese, all’art. 319, considera reato le relazioni omosessuali tra adulti consenzienti, punite con la detenzione ed una multa. Il report 2017/2018 di Amnesty International evidenzia che le persone LGBTQI affrontano discriminazioni, in particolare nell’accesso ai servizi sanitari e alla giustizia.” e che la sussistenza di sanzione penale comporta in re ipsa una grave limitazione alla libertà personale, considerata sufficiente ai fini della concessione dello status di rifugiato.

Dalla pronunzia in commento si evince la doverosità della rigorosa osservanza da parte del Giudice di merito dei criteri di cui all’art. 3 comma 5 del D.Lgs. 251/07 che prevede espressamente “Qualora taluni elementi o aspetti delle dichiarazioni del richiedente la protezione internazionale non siano suffragati da prove, essi sono considerati veritieri se l'autorita' competente a decidere sulla domanda ritiene che: a) il richiedente ha compiuto ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda; b) tutti gli elementi pertinenti in suo possesso sono stati prodotti ed e' stata fornita una idonea motivazione dell'eventuale mancanza di altri elementi significativi; c) le dichiarazioni del richiedente sono ritenute coerenti e plausibili e non sono in contraddizione con le informazioni generali e specifiche pertinenti al suo caso, di cui si dispone; d) il richiedente ha presentato la domanda di protezione internazionale il prima possibile, a meno che egli non dimostri di aver avuto un giustificato motivo per ritardarla; e) dai riscontri effettuati il richiedente e', in generale, attendibile.

Al ricorrente dunque, fuggito dal Senegal a causa di circostanze legate al proprio orientamento sessuale, viene riconosciuto dal Tribunale lo status di rifugiato ex art.2 decreto legislativo 251/2007 poiché a rischio di persecuzione grave, diretta e personale nel paese d’origine dettata dall’appartenenza ad un particolare gruppo sociale.


L'articolo è stato scritto dall'Avv. Laura Barberio esperta in diritto dell'immigrazione. Da anni si occupa del diritto di asilo, riconoscimento della protezione internazionale dei rifugiati politici e delle vittime di tortura. Titolare dello Studio Legale Barberio di Roma, Via del Casale Strozzi n. 31. Seguici su Facebook o chiamaci al numero 06.483694

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