Protezione Sussidiaria per conflitto generalizzato e violenza indiscriminata nella regione di appartenenza.

Pubblicato il 15 aprile 2020

Categoria: sentenza
In breve: Un cittadino pakistano assistito dall’Avv. Laura Barberio ottiene il riconoscimento della protezione sussidiaria ex art. 14 D.Lgs 19 novembre 2007 n. 251 in ragione della condizione di conflitto generalizzato e violenza indiscriminata nella regione di appartenenza (Punjab). Il provvedimento del Tribunale di Roma evidenzia la necessità di esaminare i fatti prospettati dall’istante alla luce delle condizioni socio-politiche del Paese di provenienza ai sensi degli artt. 3, c., 3, lett. a del D.Lgs 251/2007.

[ Commento a cura di Marta Mascheroni, stagista presso lo Studio Legale Barberio. ]

Il ricorrente M. H., cittadino pakistano proveniente dalla regione del Punjab, impugnava davanti al Tribunale il provvedimento emesso dalla Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Roma che gli negava il riconoscimento dello status di rifugiato e di forme complementari di protezione, motivato dall’impossibilità di ricondurre le circostanze narrate dall’istante alle previsioni di cui all’art. 1 della Convenzione di Ginevra e altresì alla nozione di “danno grave” indicata dall’ art.14 D.Lgs 251/2007.

In particolare, il timore del ricorrente per la propria incolumità in caso di rientro in Pakistan espresso dal medesimo in sede di audizione innanzi alla Commissione Territoriale non era stato ritenuto meritevole di tutela, motivato dalla ritenuta carenza – nel caso di specie – dei requisiti previsti dalla legislazione europea e nazionale ai fini del riconoscimento di qualsivoglia forma di protezione internazionale.

In relazione alla richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato, il Collegio conferma quanto disposto dalla Commissione, rinvenendo nei fatti riferiti dal ricorrente una “assenza di sufficienti elementi idonei a suffragare la presenza di aspetti persecutori diretti e personali” riconducibili alle previsioni di cui all’art. 1 della Convenzione di Ginevra del 1951 (ratificata dall’Italia con legge n. 722/1954). In particolare, a parere della Corte, non risulta oggettivamente dimostrata né adeguatamente avvalorata la correlazione – dedotta dal richiedente –dell’espatrio con persecuzioni legate a “motivazioni anche latamente politiche” o comunque previste della Convenzione di Ginevra.

In merito alla domanda di riconoscimento della protezione sussidiaria, invece, rileva come la valutazione dei requisiti di cui all’art. 14 D.Lgs 251/2007 non possa limitarsi all’esame delle sole ragioni motivanti il richiedente ad abbandonare il Paese di origine, ma il giudice deve effettuare una valutazione dei fatti alla luce delle “generali condizioni sociopolitiche di suddetto Paese in ossequio al disposto dell’art. 3, c., lett. a D.Lgs 251/2007” al fine di escludere un eventuale situazione di pericolo per il ricorrente in caso di rimpatrio.

Nel caso di specie, il Tribunale osserva che il Pakistan appare caratterizzato da un clima di violenza generalizzata che coinvolge il Punjab, tale da ritenere sussistente un rilevante rischio per l’incolumità personale del richiedente in caso di ritorno. Circostanza confermata da numerose e accreditate fonti di informazione, che rilevano in particolare come il Punjab – zona di provenienza del ricorrente – sia un territorio minacciato dalla presenza dei talebani in quanto “centro decisionale del potere”.

Tale precaria situazione rientra nella nozione di “conflitto locale” ex art. 14 del D.Lgs 19 novembre 2007 n. 251, che deve essere interpretata in modo estensivo al fine di ricomprendere tutte le situazioni in cui “gli scontri o le forme di violenza, anche diversificate nella loro genesi, tra opposti gruppi di potere o di fazioni varie abbiano assunto connotazioni di persistenza e di stabilità e livelli significativi di diffusione, sfuggendo al controllo degli apparati statali o giovandosi della contiguità culturale o politica di questi”.

In presenza delle suddette circostanze, pertanto, la Corte rinviene un “serio rischio all’incolumità fisica” per i civili presenti in territorio Pakistano tale da esimere il richiedente dalla dimostrazione del rischio cui egli sarebbe esposto in prima persona in caso di rientro nella zona di provenienza e pertanto riconosce a M. H. la protezione sussidiaria di cui all’art. 14 D.Lgs 19 novembre 2007 n. 251.


L'articolo è stato scritto dall'Avv. Laura Barberio esperta in diritto dell'immigrazione. Da anni si occupa del diritto di asilo, riconoscimento della protezione internazionale dei rifugiati politici e delle vittime di tortura. Titolare dello Studio Legale Barberio di Roma, Via del Casale Strozzi n. 31. Seguici su Facebook o chiamaci al numero 06.483694

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