I Requisiti per l'ingresso in Italia dei cittadini non comunitari

Pubblicato il 26 maggio 2020

Categoria: articolo
In breve: Per i cittadini non comunitari l’ingresso nel territorio dello Stato italiano è consentito a condizione che siano in possesso del visto d’ingresso, eccetto i casi previsti di esenzione, e di passaporto valido o documento equipollente.

NORMATIVA

A differenza dei cittadini dell’Unione Europea, i cittadini di paesi terzi possono entrare in Italia solo se in possesso dei requisiti specificamente indicati dall’art. 6 del Regolamento (UE) 2016/399.

DURATA E CONDIZIONI D’INGRESSO

Per soggiorni previsti nel territorio degli Stati membri, la cui durata non sia superiore a 90 giorni su un periodo di 180 giorni, le condizioni d’ingresso per i cittadini di Paesi terzi, sono le seguenti (Art. 6 Reg. UE 2016/399):

  1. essere in possesso di un documento di viaggio valido che autorizza il titolare ad attraversare la frontiera che soddisfi i seguenti criteri: 1. la validità è di almeno tre mesi dopo la data prevista per la partenza dal territorio degli Stati membri. In casi di emergenza giustificati, è possibile derogare a tale obbligo; 2. è stato rilasciato nel corso dei dieci anni precedenti;
  2. essere in possesso di un visto valido, salvo che si sia in possesso di un permesso di soggiorno o di un visto per soggiorni di lunga durata in corso di validità;
  3. giustificare lo scopo e le condizioni del soggiorno previsto e disporre dei mezzi di sussistenza sufficienti, sia per la durata prevista del soggiorno sia per il ritorno nel paese di origine o per il transito verso un paese terzo nel quale l’ammissione è garantita, ovvero essere in grado di ottenere legalmente detti mezzi. La valutazione dei mezzi di sussistenza si effettua in funzione della durata e dello scopo del soggiorno e con riferimento ai prezzi medi vigenti nello o negli Stati membri interessati di vitto e alloggio in sistemazione economica, moltiplicati per il numero di giorni del soggiorno. La valutazione della disponibilità di mezzi di sussistenza sufficienti può basarsi sul possesso di contanti, assegni turistici e carte di credito da parte del cittadino di Paese terzo. Le dichiarazioni di presa a carico, qualora siano previste dalle legislazioni nazionali, e, nel caso di cittadini di paesi terzi che vengano ospitati, le lettere di garanzia delle persone ospitanti, quali definite dalle legislazioni nazionali, possono altresì costituire una prova della disponibilità di mezzi di sussistenza sufficienti;
  4. non essere segnalato nel S.I.S. ai fini della non ammissione;
  5. non essere considerato una minaccia per l’ordine pubblico, la sicurezza interna, la salute pubblica o le relazioni internazionali di uno degli Stati membri, in particolare non essere oggetto di segnalazione ai fini della non ammissione nelle banche dati nazionali degli Stati membri per gli stessi motivi.

CALCOLO DEI TERMINI DI SOGGIORNO

La data d’ingresso è considerata come il primo giorno di soggiorno sul territorio degli Stati membri e la data d’uscita è considerata come l’ultimo giorno di soggiorno sul territorio degli Stati membri.

I periodi di soggiorno autorizzati nell’ambito di un permesso di soggiorno o di un visto per soggiorno di lunga durata o di un permesso di soggiorno non sono presi in considerazione nel calcolo della durata di un soggiorno nel territorio degli Stati membri.

Le deroghe a tale disciplina riguardano:

  • i cittadini di Paesi terzi che non soddisfano tutte le condizioni di cui al paragrafo 1, ma che sono in possesso di un permesso di soggiorno o di un visto per soggiorno di lunga durata, sono ammessi a entrare nel territorio degli altri Stati membri ai fini di transito, affinché possano raggiungere il territorio dello Stato membro che ha rilasciato il permesso di soggiorno o il visto per soggiorno di lunga durata, a meno che non figurino nell’elenco nazionale delle persone segnalate dallo Stato membro alle cui frontiere esterne essi si presentano e che tale segnalazione sia accompagnata da istruzioni di respingere o rifiutare il transito;
  • i cittadini di Paesi terzi che soddisfano le condizioni di cui al paragrafo 1, salvo la lettera b), e che si presentano alla frontiera possono essere ammessi nel territorio degli Stati membri se è stato loro rilasciato un visto alla frontiera a norma degli articoli 35 e 36 del Regolamento CE n. 810/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio. Gli Stati membri compilano statistiche sui visti rilasciati alle frontiere conformemente all’articolo 46 del Regolamento CE n. 810/2009 e al relativo allegato XII. Se non è possibile apporre un visto sul documento, esso è apposto, in via eccezionale, su un foglio separato inserito nel documento. In tal caso viene utilizzato il modello uniforme di foglio per l’apposizione di un visto istituito dal Regolamento CE n. 333/2002 del Consiglio;
  • i cittadini di Paesi terzi che non soddisfano una o più delle condizioni di cui al paragrafo 1 possono essere autorizzati da uno Stato membro ad entrare nel suo territorio per motivi umanitari o di interesse nazionale o in virtù di obblighi internazionali. Qualora il cittadino di Paese terzo interessato sia oggetto di una segnalazione di cui al paragrafo 1, lettera d), lo Stato membro che ne autorizza l’ingresso nel suo territorio ne informa gli altri Stati membri.

CHI PUÒ ENTRARE IN ITALIA

L’ingresso nel territorio dello Stato (art. 4 T.U. 286/98) è consentito allo straniero in possesso di passaporto valido o documento equipollente e del visto d’ingresso, salvi i casi di esenzione, e può avvenire, salvi i casi di forza maggiore, soltanto attraverso i valichi di frontiera appositamente istituiti.

VISTO D’INGRESSO

Il visto d’ingresso è rilasciato dalle rappresentanze diplomatiche o consolari italiane nello Stato di origine o di stabile residenza dello straniero.

Per soggiorni non superiori a tre mesi sono equiparati ai visti rilasciati dalle rappresentanze diplomatiche e consolari italiane quelli emessi, sulla base di specifici accordi, dalle autorità diplomatiche o consolari di altri Stati.

Contestualmente al rilascio del visto di ingresso, l’autorità diplomatica o consolare italiana consegna allo straniero una comunicazione scritta in lingua a lui comprensibile o, in mancanza, in inglese, francese, spagnolo o arabo, che illustri i diritti e i doveri dello straniero relativi all’ingresso ed al soggiorno in Italia.

DINIEGO DEL VISTO D'INGRESSO

Qualora non sussistano i requisiti previsti dalla normativa in vigore per procedere al rilascio del visto, l’autorità diplomatica o consolare comunica il diniego allo straniero in lingua a lui comprensibile, o, in mancanza, in inglese, francese, spagnolo o arabo.

In deroga a quanto stabilito dalla Legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni, per motivi di sicurezza o di ordine pubblico il diniego non deve essere motivato, salvo quando riguarda le domande di visto presentate ai sensi degli articoli 22, 24, 26, 27, 28, 29, 36 e 39.

La presentazione di documentazione falsa o contraffatta o di false attestazioni a sostegno della domanda di visto comporta automaticamente, oltre alle relative responsabilità penali, l’inammissibilità della domanda.

In questi casi, per lo straniero in possesso di permesso di soggiorno è sufficiente, ai fini del reingresso nel territorio dello Stato, una preventiva comunicazione all’autorità di frontiera.

LAVORO SUBORDINATO, STAGIONALE ED AUTONOMO

Ferme restando le disposizioni di cui all’articolo 3 comma 4 del T.U.I. - visti di ingresso e permessi di soggiorno per lavoro subordinato, stagionale e lavoro autonomo entro le quote di ingresso -, l’Italia, in armonia con gli obblighi assunti con l’adesione a specifici accordi internazionali, consente l’ingresso nel proprio territorio allo straniero che dimostri di essere in possesso di idonea documentazione atta a confermare lo scopo e le condizioni del soggiorno, nonché la disponibilità di mezzi di sussistenza sufficienti per la durata del soggiorno e, fatta eccezione per i permessi di soggiorno per motivi di lavoro, anche per il ritorno nel Paese di provenienza.

Tali mezzi di sussistenza sono definiti con apposita Direttiva emanata dal Ministro dell’Interno.

NON AMMISSIBILITÀ DELL’INGRESSO IN ITALIA

Non è ammesso in Italia lo straniero che non soddisfi tali requisiti o che sia considerato una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi con i quali l’Italia abbia sottoscritto accordi per la soppressione dei controlli alle frontiere interne e la libera circolazione delle persone o che risulti condannato, anche con sentenza non definitiva, adottata a seguito di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per reati previsti dall’articolo 380, commi 1 e 2, del codice di procedura penale ovvero per reati inerenti gli stupefacenti, la libertà sessuale, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina verso l’Italia e dell’emigrazione clandestina dall’Italia verso altri Stati o per reati diretti al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori da impiegare in attività illecite.

Impedisce l’ingresso dello straniero in Italia anche la condanna, con sentenza irrevocabile, per uno dei reati previsti dalle disposizioni del titolo III, capo III, sezione II, della Legge 22 aprile 1941, n. 633, relativi alla tutela del diritto di autore, e degli articoli 473 e 474 del codice penale (art. 4 c. 3 T.U.I.).

Il decreto “Salvini”, modificando l’art. 4 co. 3 del T.U.I., ha aggiunto altre due ipotesi di impedimento dell’ingresso in Italia:

  • la condanna, con sentenza irrevocabile, per uno dei reati previsti dall’art. 1 del D.L.vo n. 66/1948;
  • la condanna, con sentenza irrevocabile, per uno dei reati previsti dall’art. 24 del R.D. n. 773/1931.

Il primo punisce: «chiunque, al fine di impedire ed ostacolare la libera circolazione, depone o abbandona congegni o altri oggetti di qualsiasi specie in una strada ferrata ed ordinaria o comunque ostruisce ed ingombra, allo stesso fine, la strada stessa, è punito con la reclusione da uno a sei anni. Si applica la pena anzidetta anche quando il fatto e' commesso in una zona portuale o nelle acque di fiumi, canali o laghi, al fine di impedire od ostacolare la libera navigazione. La pena e' raddoppiata se il fatto e' commesso da più persone, anche non riunite, ovvero se e' commesso usando violenza o minaccia alle persone o violenza sulle cose».

L’art. 24 del T.U.L.P.S. prevede: «Qualora rimangano senza effetto anche le tre intimazioni ovvero queste non possano essere fatte per rivolta od opposizione, gli ufficiali di pubblica sicurezza o, in loro assenza, gli ufficiali o i sottufficiali dei carabinieri reali ordinano che la riunione o l'assembramento siano disciolti con la forza. All'esecuzione di tale ordine provvedono la forza pubblica e la forza armata sotto il comando dei rispettivi capi. Le persone che si rifiutano di obbedire all'ordine di discioglimento sono punite con l'arresto da un mese a un anno e con l'ammenda da € 30,00 ad € 413,00».

Lo straniero per il quale è richiesto il ricongiungimento familiare, ai sensi dell’articolo 29, non è ammesso in Italia quando rappresenti una minaccia concreta e attuale per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi con i quali l’Italia abbia sottoscritto accordi per la soppressione dei controlli alle frontiere interne e la libera circolazione delle persone.

Ancora, non possono fare ingresso nel territorio dello Stato e sono respinti dalla frontiera gli stranieri già espulsi, salvo che abbiano ottenuto la speciale autorizzazione del Ministro dell’Interno prevista dall’art. 13 comma 13 del T.U.I. o che sia trascorso il periodo di divieto di ingresso, nonché gli stranieri che devono essere espulsi e quelli segnalati, anche in base ad accordi o convenzioni internazionali in vigore in Italia, ai fini del respingimento o della non ammissione per gravi motivi di ordine pubblico, di sicurezza nazionale e di tutela delle relazioni internazionali.

AMMISSIBILITÀ DELL’INGRESSO IN ITALIA

L’ingresso in Italia può essere consentito con visti per soggiorni di breve durata, validi fino a 90 giorni e per soggiorni di lunga durata che comportano per il titolare la concessione di un permesso di soggiorno in Italia con motivazione identica a quella indicata nel visto.

Per soggiorni inferiori a tre mesi, saranno considerati validi anche i motivi esplicitamente indicati in visti rilasciati da autorità diplomatiche o consolari di altri Stati in base a specifici accordi internazionali sottoscritti e ratificati dall’Italia ovvero a norme comunitarie.

Il Ministero degli Affari Esteri adotta, dandone tempestiva comunicazione alle competenti Commissioni parlamentari, ogni opportuno provvedimento di revisione o modifica dell’elenco dei Paesi i cui cittadini siano soggetti ad obbligo di visto, anche in attuazione di obblighi derivanti da accordi internazionali in vigore.

ESENZIONE DALL’OBBLIGO DI VISTO D’INGRESSO

L’esenzione dall’obbligo di visto d’ingresso è prevista per i soggiorni di durata massima di 90 giorni, per turismo, missione, affari, invito, gara sportiva e studio per i cittadini dei seguenti Paesi: Albania, Andorra, Antigua e Barbuda, Argentina, Australia, Bahamas, Barbados, Bosnia-Erzegovina, Brasile, Brunei, Canada, Cile, Colombia, Corea del Sud, Costa Rica, Croazia, Dominica, El Salvador, Ex-Repubblica Iugoslava di Macedonia (FYROM), Emirati Arabi Uniti, Georgia, Giappone, Grenada, Guatemala, Honduras, Hong Kong, Isole Salomone, Israele, Kiribati, Malesia, Macao, Marianne del Nord, Marshall, Mauritius, Messico, Micronesia, Monaco, Montenegro, Nicaragua, Nuova Zelanda, Palau, Panama, Paraguay, Perù, Saint Kitts e Nevis, Samoa, Santa Lucia, Serbia, Seychelles, Singapore, Stati Uniti, St. Vincent e Grenadine, Taiwan, Timor Est, Tonga, Trinidad, Tobago, Tuvalu, Ucraina, Uruguay, Vanatu, Venezuela.

Per i cittadini di Taiwan l’esenzione dall’obbligo del visto si applica esclusivamente ai titolari di passaporti comprensivi del numero di carta d’identità.

Per i cittadini di Albania, Bosnia-Erzegovina, Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, Moldova, Montenegro, Serbia l’esenzione dall’obbligo del visto si applica esclusivamente ai titolari di passaporti biometrici.

I cittadini serbi titolari di passaporto rilasciati dalla Direzione di coordinamento serba (in serbo: Koordinaciona upreva) sono esclusi dal beneficio dell’esenzione dal visto.

I cittadini di San Marino, Santa Sede e Svizzera sono esenti dall’obbligo di visto in qualunque caso.

Tutti gli altri cittadini stranieri necessitano preliminarmente del visto di ingresso, che la giurisprudenza ha definito come una «autorizzazione amministrativa per l’ingresso nel territorio della Repubblica Italiana».

IMPUGNAZIONE DEL DINIEGO DI VISTO

Poiché l’ingresso nel Territorio Nazionale è stato considerato un interesse legittimo, la relativa impugnazione al provvedimento di diniego di visto è di competenza del Giudice Amministrativo, tranne nell’ipotesi relativa all’unità familiare, per la quale la competenza è devoluta al Giudice Ordinario (Cass. civ., SS.UU., 27.01.2004, n. 1417).

In ogni caso, per quanto concerne l’autorizzazione all’ingresso in Italia per l’esercizio del diritto di difesa, «in merito alla necessità del visto, quale presupposto per consentire l'ingresso sul territorio nazionale ai cittadini inammissibili in Schengen e autorizzati ex art. 17 del D.Lgs. n. 286/1998 (T.U.I.), si rappresenta che il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, interessato al riguardo, ha riferito che lo straniero, anche in caso di cittadinanza esente da visto breve, per rientrare in Italia necessita di VTL, a responsabilità di Sede per invito, come esplicitato nella circolare n. 112014 del citato Ministero, di cui si riporta un estratto:

“CASI PARTICOLARI [...] Ai sensi dell’articolo 17 del Decreto Legislativo 286/1998 lo straniero che sia parte offesa, ovvero sottoposto a procedimento penale (non civile), è autorizzato a rientrare in Italia per il tempo strettamente necessario per l'esercizio del diritto di difesa, al solo fine di partecipare al giudizio o al compimento di atti per i quali è necessaria la sua presenza. L’autorizzazione è rilasciata dalla Questura su documentata richiesta della parte offesa o dell'imputato o del difensore. In tale caso la Sede rilascerà un visto VTL a responsabilità di Sede per invito, della durata indicata nell'autorizzazione, dandone comunicazione all’Autorità di frontiera e agli altri eventuali attori coinvolti (Questure, Prefetture, Tribunali). Per cautela si potrà apporre l'obbligo di controllo al rientro, comunicando alle autorità suddette l'eventuale mancato rientro”».

NUOVO CODICE EUROPEO DEI VISTI D’INGRESSO PER SOGGIORNI BREVI

Dal 2 febbraio 2020 è entrato in vigore il nuovo codice dei visti d’ingresso per soggiorni brevi (short-stay visas) nell'Unione Europea, con tariffe più alte, procedure più semplici e veloci e un collegamento più stretto con la cooperazione nel contrasto alle migrazioni irregolari.

Il costo del visto d’ingresso per soggiorno breve è salito a 80 euro, le risorse aggiuntive dovrebbero migliorare l’informatizzazione e l’efficienza dei consolati.

Sono possibili riduzioni per i minori di 18 anni, mentre bambini sotto i 6 anni, studenti e ricercatori continueranno a essere esentati dal pagamento.

I viaggiatori potranno presentare le domande da 6 mesi (prima erano 3) a 15 giorni prima del viaggio.

Quando possibile, le domande si presenteranno via internet e comunque, nella maggior parte dei casi, direttamente nel Paese di residenza, anche rivolgendosi a provider esterni dove non esistono rappresentanze diplomatiche del Paese U.E.

I viaggiatori frequenti con una “storia positiva”, cioè quelli che in passato hanno rispettato le scadenze dei loro visti d’ingresso, potranno avere visti per ingressi multipli con validità gradualmente crescente con uno a cinque anni.

Le procedure per l’esame delle domande di visto saranno più restrittive o più generose su aspetti come tempo massimo di esame, validità del visto, costi e esenzioni dal pagamento, anche in base alla cooperazione del Paese d’Origine del viaggiatore con l’U.E. per quanto riguarda rimpatri e riammissioni degli irregolari.


L'articolo è stato scritto dall'Avv. Laura Barberio esperta in diritto dell'immigrazione. Da anni si occupa del diritto di asilo, riconoscimento della protezione internazionale dei rifugiati politici e delle vittime di tortura. Titolare dello Studio Legale Barberio di Roma, Via del Casale Strozzi n. 31. Seguici su Facebook o chiamaci al numero 06.483694

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